Ottobre ha un ritmo diverso.

La luce cambia, le giornate si accorciano, le temperature si abbassano. Gli alberi iniziano lentamente a cambiare colore e poi, senza fretta, lasciano andare le foglie.

La natura rallenta.

E forse proprio ottobre può essere il momento giusto per chiederci: noi siamo ancora capaci di farlo?

Viviamo immersi nella velocità. Corriamo da un impegno all'altro, mangiamo velocemente, rispondiamo ai messaggi mentre stiamo facendo altro, scorriamo immagini e parole senza quasi avere il tempo di fermarci su qualcosa.

Ci siamo abituati talmente tanto alla velocità che la lentezza sembra quasi diventata… (s)conosciuta.

Qualcosa, però, sta cambiando

Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali interessanti.

Anche tra i più giovani, cresciuti nell'era dello smartphone e dei social, si osserva il desiderio di recuperare esperienze più lente e analogiche.

Si torna ai libri di carta, alle librerie, alle biblioteche. Si parla sempre più spesso di digital detox, di momenti senza notifiche, di attività che richiedono attenzione e tempo.

Forse non è semplicemente nostalgia.

Forse è il bisogno di recuperare qualcosa che abbiamo perso per strada: il piacere di fare una cosa alla volta.

Leggere senza controllare il telefono.

Camminare senza avere necessariamente una meta.

Cucinare partendo dagli ingredienti.

Bere un caffè senza fare contemporaneamente altre tre cose.

Ascoltare qualcuno senza pensare già alla risposta.

Stare qualche minuto in silenzio.

Rallentare non significa fermarsi

Questo, per me, è un punto importante.

La lentezza non è pigrizia.
Non significa rinunciare a fare, produrre, imparare, allenarsi, progettare.

Significa piuttosto scegliere il ritmo giusto.

Il corpo ce lo insegna continuamente.

Nello yoga, entrare lentamente in una posizione permette di ascoltare ciò che accade dentro di noi.

Nel Pilates, eseguire un movimento con controllo e consapevolezza può renderlo molto più intenso ed efficace.

Anche camminando possiamo percorrere chilometri con la testa altrove oppure sentire davvero ogni passo, il respiro, l'appoggio del piede, l'aria sulla pelle.

Non è importante soltanto quanto facciamo.

Conta anche come lo viviamo.

La lezione di ottobre

C'è una cosa che mi affascina della natura: non ha fretta.

Un albero non perde tutte le foglie perché sul calendario è arrivato l'autunno.

Una foglia cambia colore quando è il suo momento.

Un seme rimane nascosto nella terra per mesi prima di germogliare.

Esistono tempi per crescere, tempi per fiorire e tempi per lasciare andare.

Noi, invece, pretendiamo spesso di essere sempre nella stagione della fioritura.

Sempre attivi.
Sempre disponibili.
Sempre produttivi.
Sempre connessi.

Ottobre ci ricorda che esistono anche altri ritmi.

E che rispettarli non significa perdere tempo.

Una piccola proposta per questo mese

Non voglio trasformare la lentezza nell'ennesima cosa da mettere nella lista delle cose da fare.

Sarebbe davvero un controsenso.

Vorrei invece proporti un piccolo esperimento.

Ogni giorno scegli un momento da vivere un po' più lentamente.

Non devi aggiungere nulla.

Scegli qualcosa che fai già.

Il primo caffè della mattina.
Una passeggiata.
Dieci pagine di un libro.
Preparare la cena.
Una pratica sul tappetino.
Una telefonata.
Una doccia.
Il tragitto verso casa.

E prova semplicemente a non avere fretta di arrivare alla fine.

Osserva.

Respira.

Ascolta.

Assapora.

Forse scopriremo che quella lentezza che ci sembrava tanto sconosciuta, in realtà, il nostro corpo la conosce benissimo.

È il ritmo delle stagioni.
È il ritmo del respiro.
È il ritmo della vita quando smettiamo, almeno per qualche istante, di volerla anticipare.

Questo sarà il mio invito per ottobre:

meno tempo rincorso, più tempo vissuto.

Perché rallentare non significa restare indietro.

A volte significa semplicemente tornare a sentire dove siamo.

Benvenuto ottobre. 🍂

Benvenuta, lentezza (s)conosciuta.

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