Settembre
La meditazione come spazio di passaggio
Settembre ha sempre qualcosa di particolare.
Non è ancora davvero autunno, ma l’estate comincia lentamente a lasciare spazio a un’altra luce, ad altre temperature, ad altri ritmi. Le giornate si accorciano, riprendono gli impegni, ricominciano le attività e, quasi senza accorgercene, torniamo a riempire l’agenda.
È un mese di ripartenze.
E proprio per questo può diventare anche un mese di ritorno a sé.
Nello yoga, meditare non significa semplicemente sedersi, chiudere gli occhi e “non pensare”.
Anzi, chi ha provato almeno una volta sa bene che spesso accade esattamente il contrario: appena il corpo si ferma, la mente sembra diventare ancora più rumorosa. Arrivano pensieri, programmi, ricordi, liste di cose da fare. Il corpo reclama attenzione, viene voglia di cambiare posizione, aprire gli occhi, fare qualcosa.
E va bene così.
La meditazione non comincia quando finalmente riusciamo a svuotare la mente. Comincia proprio nel momento in cui ci accorgiamo di ciò che sta accadendo dentro di noi.
Non dobbiamo arrivare subito al silenzio
La tradizione dello yoga ci insegna qualcosa di molto interessante: la meditazione non è un gesto isolato.
Prima c’è il corpo.
Poi c’è il respiro.
Poi, lentamente, l’attenzione può rivolgersi verso l’interno.
È uno dei motivi per cui una pratica di asana può prepararci alla meditazione. Muovere il corpo consapevolmente, rallentare, respirare, percepire le sensazioni significa creare un ponte tra il fare e lo stare.
E forse settembre ci chiede proprio questo.
Non passare bruscamente dalla libertà dell’estate alla corsa degli impegni, ma concederci un piccolo spazio di transizione.
Qualche movimento lento.
Un respiro più lungo.
Cinque minuti in cui non dobbiamo produrre nulla, organizzare nulla, risolvere nulla.
Solo esserci.
Meditare non significa fermare i pensieri
Possiamo immaginare la mente come un cielo attraversato dalle nuvole.
Non possiamo impedire alle nuvole di arrivare. Possiamo però imparare a non inseguirle tutte.
Un pensiero arriva. Lo vediamo.
Un altro se ne va. Lo lasciamo andare.
E torniamo al respiro.
È un allenamento gentile dell’attenzione, non una prova da superare.
Ci saranno giorni in cui stare seduti sarà semplice e altri in cui cinque minuti sembreranno lunghissimi. Anche questo fa parte della pratica.
Nello yoga non cerchiamo la perfezione della posizione, e nella meditazione non cerchiamo la perfezione del silenzio.
Cerchiamo presenza.
Un piccolo rituale per settembre
In questo periodo dell’anno possiamo allora provare qualcosa di molto semplice: ritagliarci ogni giorno qualche minuto per accompagnare il passaggio verso la nuova stagione.
Possiamo iniziare muovendo lentamente il corpo, lasciare che il respiro diventi più ampio e poi sederci comodamente.
Chiudere gli occhi.
Sentire il respiro entrare.
Sentirlo uscire.
E ogni volta che la mente parte — perché partirà — riportarla gentilmente qui.
Senza giudicare.
Senza pensare: non sono capace di meditare.
Perché anche accorgersi di essersi distratti e tornare al respiro è già meditazione.
Settembre allora può diventare qualcosa di più di un mese in cui ricominciare a fare.
Può essere il mese in cui ricominciamo ad ascoltare.
Il corpo che cambia ritmo.
Il respiro che ci riporta al presente.
La natura che lentamente si prepara a lasciare andare una stagione.
E noi, insieme a lei, possiamo imparare a fare un po' più di spazio.
Non necessariamente per aggiungere qualcosa di nuovo.
A volte, semplicemente, per ritrovare ciò che era già lì.
Respira. Osserva. Rimani.
La strada verso la quiete non comincia quando tutto tace.
Comincia quando scegliamo di ascoltare.
Stare bene… Fa bene!

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