NAMASTE' (prima parte)

Namastè è un umile saluto che parte direttamente dal cuore e viene ricambiato di conseguenza.


Namasté

Namasté è un saluto umile.
Non nasce dalla testa, ma dal cuore.
E dal cuore viene ricambiato.

È un gesto semplice:
i palmi delle mani uniti davanti al petto,
il capo che si inclina leggermente.
Un gesto che dice: mi fermo, ti riconosco.

La parola Namasté viene dal sanscrito.
È composta da NAMA e TE.
TE significa tu.
NAMA racchiude il senso di offerta, di rispetto profondo, di umiltà.

NAMA può essere scomposto in NA (non) e MA (ciò che è mio).
“Non mio”.
Un ricordare che, nel profondo, nulla ci appartiene davvero.
Che l’anima individuale non è separata, ma parte di qualcosa di più grande.

Namasté è anche un invito a deporre l’ego.
Non come rinuncia forzata, ma come atto di fiducia.
Un lasciar andare che apre, invece di chiudere.

Quando eseguiamo Namasté davanti a qualcuno,
riconosciamo in lui – o in lei – una scintilla divina.
E nello stesso gesto ci ricordiamo che quella scintilla vive anche in noi.

Per questo Namasté non è sottomissione.
È incontro.
Tra pari.
Tra esseri che si riconoscono.

Con Namasté diciamo, senza bisogno di molte parole:

La parte divina che è in me
riconosce e rende onore alla parte divina che è in te.

Riconosciamo l’uguaglianza.
Onoriamo la sacralità di ciascuno.
E torniamo, anche solo per un istante, a casa.

Om Tat Sat
Barbara

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