Benessere yoga in inverno
In inverno il corpo chiede protezione
L’inverno ha un ritmo tutto suo.
Più lento.
Più silenzioso.
Ci sono mattine in cui restare qualche minuto sotto le coperte sembra l’unica cosa sensata da fare.
Fuori la luce è morbida, a volte lattiginosa.
Una tazza calda tra le mani, la nebbia alla finestra, qualche noce o un dattero la sera…
L’inverno sa essere accogliente.
Eppure, insieme a tutto questo, porta anche rigidità, pelle secca, piccoli dolori, raffreddori, stanchezza.
E spesso una malinconia sottile, difficile da spiegare.
Non è un difetto.
È il corpo che chiede protezione.
Lo yoga come coperta
In inverno lo yoga non serve per “fare di più”.
Serve per tenere caldo il corpo e l’energia.
Muoversi anche poco, ma con costanza, aiuta le articolazioni a non irrigidirsi, il respiro a restare ampio, la giornata a partire con più presenza.
Qualche movimento al mattino, qualche gesto consapevole, è spesso sufficiente.
Non è questione di forza.
È questione di continuità.
Mangiare, scaldarsi, muoversi
In inverno è naturale avere più fame.
Più voglia di sapori pieni, dolci o speziati.
Non serve combatterlo.
Serve ascoltarlo.
Il movimento, anche semplice, aiuta a digerire meglio, a sentirsi meno appesantite, a restare in contatto con il corpo.
Non per “bruciare”, ma per far circolare.
Respiro e difese
Il freddo entra soprattutto dal respiro.
E dal respiro possiamo ripartire.
Pratiche respiratorie dolci aiutano a liberare il torace, a sostenere i polmoni, a rafforzare le difese.
Pochi minuti, fatti bene, valgono più di tante forzature.
E sì, anche prendersi cura di sé con piccoli aiuti mirati può essere parte del benessere.
Senza estremismi.
Quando arriva la malinconia
Le giornate corte e il cielo grigio a volte ci spengono un po’.
Succede.
Prendersi qualche minuto di silenzio, a fine pratica o anche solo sedute sul letto, può cambiare il tono della giornata.
Non per scacciare quello che c’è, ma per stargli accanto.
La meditazione non aggiusta tutto.
Ma spesso rimette le cose al loro posto.
L’inverno non va combattuto.
Va abitato.
Con più ascolto.
Con meno pretese.
Con il corpo come casa.
Namasté
Barbara
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